Saggistica

  • Il ritorno di Gesù…

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    Un’ipotesi affascinasnte, una teoria azzardata, ma non assurda. La verosimile nonché imminente incarnazione di Prema Sai Baba – dopo quella di Shirdi Sai Baba e Satya Sai Baba – può essere considerata la “Seconda venuta” di Gesù, la celebre Parusia? E se sì, in che senso? L’autore cerca di indagare nei risvolti di questa incredibile possibilità, verificabile nei prossimi anni, e sul messaggio principe che ogni Incarnazione divina (Avatar) ci rivela e ricorda, ovverosia quello relativo alla nostra divinità interiore, e lo fa con un’analisi attenta e giornalistica, oltre che con un sentimento agnostico, poiché a nessuno è dato sapere. Solo la storia futura sarà infatti in grado di risolvere un tale quesito e svelare l’impatto di questo straordinario evento sul mondo intero e specificamente su quello occidentale e cristiano e sulle varie Chiese e religioni mondiali. A noi, semplici uomini, conviene soltanto ricordare che i profeti e i Messia non sono mai come l’uomo se li aspetta.

    di Patrizio Brusasco

    20,00
  • Il signore delle cenge

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    Lo stambecco fece la sua comparsa sulle Alpi durante la grande glaciazione del Riss (350000 a. C.-127000 a. C.) poi con il ritirarsi dei ghiacciai rischiò l’estinzione, rimanendo presente solamente lungo una ristretta fascia delle nostre montagne, tra una cengia e l’altra. Non ebbero la stessa sorte altre specie animali di quell’epoca quali il mammuth, il megalocero ed il bisonte europeo. Nel libro Il signore delle cenge l’autore ha analizzato i vari aspetti relativi a questo bovide selvatico ed in modo specifico quelli della sottospecie che vive sulle Alpi piemontesi e valdostane. Si approfondiscono pertanto la sua anatomia e la sua fisologia ma anche le tematiche della caccia, del ripopolamento, della tentata ibridazione da parte dell’uomo, del monitoraggio della specie, della sua predazione da parte di carnivori che si riaffacciano sul territorio dopo lunghi periodi di assenza, soffermandosi sulle cacce reali, sull’aspetto sanitario e sugli influssi dovuti ai mutamenti climatici. Da questa analisi si deduce che i rapporti tra l’uomo e lo stambecco non siano stati tra i più idilliaci: spiato, catturato, trasportato da una località ad un’altra, cacciato, misurato, vittima della medicina medioevale quale rimedio di infiniti malanni, catalogato dagli zoologi a più riprese, quest’animale ha reagito in modi diversi alla presenza umana. A volte infatti lo stambecco sembra tollerare l’uomo, lasciandosi avvicinare a pochi passi, altre ha persino condiviso con lui il territorio, come lo stambecco che l’autore ha incontrato a Tignet, in Valsavarenche, bella e selvaggia valle valdostana, dove l’animale aveva deciso di passar l’inverno sotto la tettoia di un garage, vicino ad un trattore, anche se la sua genuina natura lo porta di preferenza su pascoli lontani e solitari o su vette e ghiacciai.
    La salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, unitamente all’abbandono del territorio alpino, hanno senz’altro favorito la crescita e la diffusione della specie stambecco (Capra ibex ibex), sottraendola al rischio d’estinzione paventata sino alla metà del ventesimo secolo. Lo stambecco, animale protetto, è perciò in crescita a partire dagli anni ’60 del ‘900, anche se occorre tener presente le conseguenze della scarsa variabilità genetica e delle più recenti mutazioni climatiche che hanno provocato una decisa variazione delle essenze vegetali dei pascoli alpini proprio nel momento più critico del ciclo biologico di questo ungulato. Un magnifico animale, signore di un territorio inospitale, testimone di ere geologiche lontanissime.

    di Piervittorio Stefanone
    con la collaborazione di Gabriella Mania

    20,00
  • Mollare il pettorale e tirare la braca

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    L’autore ha vissuto in prima persona, quale Veterinario della Brigata Alpina Taurinense, il momento in cui l’Esercito ha deciso di non utilizzare più i muli e questa è stata per lui un’esperienza piuttosto triste, perciò ha deciso di ricordare questo generoso animale nel libro Mollare il pettorale e tirare la braca .
    Per comprendere questo titolo è necessario sapere che il cuscino del basto, cioè la parte centrale su cui poggia il carico trasportato dal mulo è fissato sulla sua groppa sia dal sottopancia, cioè dalla cinghia che viene passata lungo il torace, sia da altri due finimenti di cuoio: il pettorale e la braca che passa a livello dei glutei ed è provvista di portacoda. In tal modo il basto risulta fissato stabilmente sulla groppa del mulo e ciò evita che l’andatura possa provocare delle frizioni sulla cute che causano fiaccature.
    Mollare il pettorale e contemporaneamente tirare la braca significa fare in modo che il basto, durante una discesa, non scivoli verso la base del collo del quadrupede rendendo difficoltoso il movimento e mantenendo il carico nella sua corretta posizione.
    Mollare il pettorale e tirare la braca era quindi l’ordine che veniva impartito ai conducenti quando il mulo con il suo carico iniziava una discesa, scollinando verso valle.
    Per l’autore il congedo dei muli dalle truppe di montagna rappresenta la fine di un’epopea fatta di scavalcamenti, neve, ghiaccio, sole accecante e, soprattutto, fatica.
    Tutte cose vissute e condivise tra il mulo e l’uomo, che fosse un soldato o un margaro: poco importa.
    In questo libro viene descritto ogni aspetto della vita di questo quadrupede con le stellette, dall’addestramento sino al suo definitivo pensionamento dall’Esercito, vissuto non senza amarezza da parte di coloro che gli sono stati accanto in mille avventure.

    di Piervittorio Stefanone

    20,00
  • Verità del mito e del mito della verità

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    L’autrice partendo dall’analisi del mito greco concentra l’attenzione sulla ricerca della verità:
    Eros in contrapposizione a Thanatos assume qui il carattere delle possessioni divine.

    di Vittoria Grimaldi

    15,00
  • Viva il Capomastro

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    Detti mussoliniani raccolti e commentati da Carlo Galante Garrone. Fanno da guida alla lettura 120 “titoli” che ora intriducini, ora contrappuntano i detti ridicolizzandoli. L’opera circolò durante la Resistenza in forma clandestina tra le formazioni di Giustizia e Libertà. Introduzione curata da Gian Carlo Caselli

    13,80