PATER

PATER

15,00

di Roberto Centofanti

Un giorno ripetendo il Padre Nostro durante un rosario, mi resi conto che non era facile concentrarsi sulla preghiera. Bisogna infatti rispettare la cadenza e stare al passo con gli altri. Mi venne il dubbio che proferendo così la preghiera, c’era il rischio di ripeterla più volte, solo verbalmente, senza lasciare troppo spazio al cuore.
La preghiera per quanto comunitaria scaturisce dalle intenzioni di ciascuno di noi. Mi son chiesto allora cosa volevo anch’io rappresentare o chiedere nel pronunciarla.
Da questa semplice riflessione, ho scoperto che anche per me quella preghiera era mutata profondamente nel tempo. Solo che non me ne ero mai accorto.
Anno dopo anno, giorno dopo giorno, essa si arricchisce in modo impercettibile di nuove rappresentazioni e intenzioni.
Una semplice verità è che il Padre Nostro recitato a sessant’anni non è lo stesso di quello recitato a dieci o a vent’anni. Il ritmo dei nostri giorni ci impone di pianificare quello che dobbiamo fare domani o nel futuro, rischia di farci perdere quella sensibilità necessaria a rivolgerci, per quanto possibile degnamente, al nostro Creatore.
Ho pensato quindi di raffigurare con questo testo, come io personalmente interpreto oggi i brani di questa preghiera, con la speranza che esso possa infondere a chi lo leggerà, nuove e meravigliose riflessioni.

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