Pubblicazioni

  • Il mondo che vorrei

    0 di 5

    Ho conosciuto sia in Patria sia all’estero molte persone, ovunque ho trovato le stesse sofferenze e le stesse gioie, pur vissute in modo culturalmente diverso. Alla fine, ho capito che il mondo, in realtà, non è mai cambiato: perché? Non sono bastati i sacrifici compiuti dai nostri predecessori? Non sono state sufficienti le guerre combattute in ogni luogo, con i relativi milioni di morti? Le ingiustizie perpetrate, la mala politica, le sopraffazioni, non sono state abbastanza? Perché da millenni continuiamo a farci del male l’uno contro l’altro?…

    di Roberto Centofanti

    20,00
  • La foresta dei sapori

    0 di 5

    Bruno parte da Belluno per trascorrere un anno come volontario dei Corpi Civili di Pace in Ecuador, alla scoperta della natura della Selva amazzonica, della cultura indigena e soprattutto della cucina ancestrale. Arrivato a destinazione Bruno inizia il suo servizio con la Ong Engim Internazionale, rendendosi presto conto che l’influenza del mondo occidentale ha fortemente cambiato la tradizione indigena. I piatti che vengono serviti come ancestrali non vengono preparati con gli ingredienti della chakra, il sistema agricolo ancestrale, ma vengono realizzati con prodotti della cucina occidentale. Bruno vuole creare qualcosa di più autentico che attinga la propria forza dalla terra e dalla storia del popolo Kichwa, verso la ricostruzione di un’identità perduta. Ed è così che il primo laboratorio di “cucina amazzonica” prende vita. Si susseguono incontri importanti con particolari personaggi che segnano la coscienza e la conoscenza di Bruno: un anziana signora dagli occhi di serpente, un cioccolataio belga per un laboratorio esplosivo, la cuoca ancestrale Alicia Illianes e tutte le diverse warmis (donne) incotrate lungo il percorso alla scoperta delle vere tradizioni indigene. Per Bruno questa esperienza è stata un tuffo in un paradiso sconosciuto, dal Bosco delle Castagne dietro casa a ridosso delle Dolomiti, ad un’immersione profonda nel cuore dell’Amazzonia.
    Oggi Bruno lavora con l’associazione di Promozione Sociale NINA APS, ed ha intenzione di continuare a lavorare con le donne nel campo della sicurezza alimentare, sia in Italia che in America Latina.

    di Bruno Selvestrel
    Nato a Belluno il 10 aprile 1992, nel 2016 si laurea in Mediazione Linguistica e Culturale alla Ca’ Foscari di Venezia.
    Per diversi anni si dedica a perseguire le sue due più grandi passioni: la cucina ed il mondo del sociale, lavorando nella ristorazione e nel mondo del volontariato in diversi paesi europei.
    Nel 2017 arriva nell’Amazzonia ecuadoriana grazie al programma intitolato Corpi Civili di Pace promosso e finanziato dal Ministero del lavoro delle politiche sociali, di concerto con il Ministero degli affari esteri e della Cooperazione Internazionale.
    L’esperienza di un anno viene gestita sul territorio dalla Ong ENGIM Internazionale attiva da molti anni in Ecuador ed in diversi paesi nel mondo.
    Dopo questa esperienza diventa socio fondatore e vice presidente dell’associazione di Promozione Sociale NINA APS, con la quale intende continuare a lavorare con le donne nel campo della cooperazione internazionale e della sicurezza alimentare.

    10,00
  • Tabula rasa – la storia dell’ICAR di Michel Tapié de Céleyran

    0 di 5

    Dedichiamo a Michel Tapié de Céleyran il terzo atto di un percorso iniziato con l’autobiografia della pittrice Nene Martelli (1927) nel 2017 e proseguito con la ricostruzione della vita e dell’opera dello scultore Gianni Fenoglio (1909-1968) nel 2019. Michel Tapié (1909-1987), l’amateur d’art che Nene incontrò nel 1959, è il vertice indiscusso del triangolo proposto e con lui si apre a Torino nel 1960 una stagione, quella dell’art autre, che avrà il suo centro pulsante nell’ICAR – International Center of Aesthetic Research – che sarà operativo fino al 1977.
    Questo libro vuole essere una testimonianza del periodo proprio a partire dall’Archivio di Nene Martelli e una guida agile e orientativa per chi vuole muovere i primi passi nella Torino artistica di quell’epoca, un compendio a uso delle nuove generazioni di amatori d’arte.

     

    di Chiara Maraghini Garrone, storica dell’arte, libera consulente presso la GNAM di Roma, la GAM e il MNC di Torino, la Soprintendenza di Aosta e di Torino, il Civico Archivio Fotografico e la Pinacoteca del Comune di Milano, si è dedicata alla catalogazione di fondi imponenti come quelli di Hendrik Christian Andersen, Alfredo d’Andrade, Domenico Peretti Griva.
    Si è laureata alla ‘Sapienza’di Roma con una tesi sulla critica all’urbanistica portata avanti dall’Internazionale Situazionista.

     

    Aperto da una delicata prefazione che GiovanniCordero dedica a Nene, il libro raccoglie anche locandine delle mostre, fotografie delle inaugurazioni e testi inediti tratti dal Fonds Michel Tapié della Bibliothèque Kandinsky di Parigi.

    20,00
  • Eppure Claudia non era stupida

    0 di 5

    Perché Claudia è annegata nella piscina del suo club londinese?
    Cosa nascondeva dietro un anonimo aspetto borghese?
    Subdoli commerci personali od elevati progetti umanitari?
    Il profitto o la ricerca del bene o del male?

    Due vecchi compagni di università vogliono scoprirlo, convinti comunque di una cosa sola: che Claudia non era una stupida

    di Ambrogio Cater

    15,00
  • Punti di vista

    0 di 5

    Una stessa situazione può essere vista in molteplici modi: in ciò risiede il fulcro di questo racconto, dove si intrecciano le vite di Jay, Jude e altri ancora.

    di Valentino Lucisano

    15,00
  • Dentro di…

    0 di 5

    GG (Luigi ma non proprio) torna a casa e ricomincia a vivere la sua vita, ripartendo completamente da zero. Tuffandocisi dentro con tutto sé stesso. Accettandone con serenità i dolori, le sofferenze, e assaporandone appieno le gioie, l’Amore, le speranze, l’Amicizia. Tutto questo, nella certezza che quella sia l’unica ed irrinunciabile strada da percorrere, per fare ciò che desidera più di tutto: essere un Uomo Migliore.

    di Vincenzo Lia

    18,00
  • Tra i denti dello squalo

    0 di 5

    Torino, novembre 1942, i bombardamenti sulla città costringono una famiglia di commercianti
    ebrei a riconsiderare la propria esistenza scappando sulle montagne.

    di Alessandro Valabrega

    15,00
  • Il ritorno di Gesù…

    0 di 5

    Un’ipotesi affascinasnte, una teoria azzardata, ma non assurda. La verosimile nonché imminente incarnazione di Prema Sai Baba – dopo quella di Shirdi Sai Baba e Satya Sai Baba – può essere considerata la “Seconda venuta” di Gesù, la celebre Parusia? E se sì, in che senso? L’autore cerca di indagare nei risvolti di questa incredibile possibilità, verificabile nei prossimi anni, e sul messaggio principe che ogni Incarnazione divina (Avatar) ci rivela e ricorda, ovverosia quello relativo alla nostra divinità interiore, e lo fa con un’analisi attenta e giornalistica, oltre che con un sentimento agnostico, poiché a nessuno è dato sapere. Solo la storia futura sarà infatti in grado di risolvere un tale quesito e svelare l’impatto di questo straordinario evento sul mondo intero e specificamente su quello occidentale e cristiano e sulle varie Chiese e religioni mondiali. A noi, semplici uomini, conviene soltanto ricordare che i profeti e i Messia non sono mai come l’uomo se li aspetta.

    di Patrizio Brusasco

    20,00
  • Il signore delle cenge

    0 di 5

    Lo stambecco fece la sua comparsa sulle Alpi durante la grande glaciazione del Riss (350000 a. C.-127000 a. C.) poi con il ritirarsi dei ghiacciai rischiò l’estinzione, rimanendo presente solamente lungo una ristretta fascia delle nostre montagne, tra una cengia e l’altra. Non ebbero la stessa sorte altre specie animali di quell’epoca quali il mammuth, il megalocero ed il bisonte europeo. Nel libro Il signore delle cenge l’autore ha analizzato i vari aspetti relativi a questo bovide selvatico ed in modo specifico quelli della sottospecie che vive sulle Alpi piemontesi e valdostane. Si approfondiscono pertanto la sua anatomia e la sua fisologia ma anche le tematiche della caccia, del ripopolamento, della tentata ibridazione da parte dell’uomo, del monitoraggio della specie, della sua predazione da parte di carnivori che si riaffacciano sul territorio dopo lunghi periodi di assenza, soffermandosi sulle cacce reali, sull’aspetto sanitario e sugli influssi dovuti ai mutamenti climatici. Da questa analisi si deduce che i rapporti tra l’uomo e lo stambecco non siano stati tra i più idilliaci: spiato, catturato, trasportato da una località ad un’altra, cacciato, misurato, vittima della medicina medioevale quale rimedio di infiniti malanni, catalogato dagli zoologi a più riprese, quest’animale ha reagito in modi diversi alla presenza umana. A volte infatti lo stambecco sembra tollerare l’uomo, lasciandosi avvicinare a pochi passi, altre ha persino condiviso con lui il territorio, come lo stambecco che l’autore ha incontrato a Tignet, in Valsavarenche, bella e selvaggia valle valdostana, dove l’animale aveva deciso di passar l’inverno sotto la tettoia di un garage, vicino ad un trattore, anche se la sua genuina natura lo porta di preferenza su pascoli lontani e solitari o su vette e ghiacciai.
    La salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, unitamente all’abbandono del territorio alpino, hanno senz’altro favorito la crescita e la diffusione della specie stambecco (Capra ibex ibex), sottraendola al rischio d’estinzione paventata sino alla metà del ventesimo secolo. Lo stambecco, animale protetto, è perciò in crescita a partire dagli anni ’60 del ‘900, anche se occorre tener presente le conseguenze della scarsa variabilità genetica e delle più recenti mutazioni climatiche che hanno provocato una decisa variazione delle essenze vegetali dei pascoli alpini proprio nel momento più critico del ciclo biologico di questo ungulato. Un magnifico animale, signore di un territorio inospitale, testimone di ere geologiche lontanissime.

    di Piervittorio Stefanone
    con la collaborazione di Gabriella Mania

    20,00
  • Mollare il pettorale e tirare la braca

    0 di 5

    L’autore ha vissuto in prima persona, quale Veterinario della Brigata Alpina Taurinense, il momento in cui l’Esercito ha deciso di non utilizzare più i muli e questa è stata per lui un’esperienza piuttosto triste, perciò ha deciso di ricordare questo generoso animale nel libro Mollare il pettorale e tirare la braca .
    Per comprendere questo titolo è necessario sapere che il cuscino del basto, cioè la parte centrale su cui poggia il carico trasportato dal mulo è fissato sulla sua groppa sia dal sottopancia, cioè dalla cinghia che viene passata lungo il torace, sia da altri due finimenti di cuoio: il pettorale e la braca che passa a livello dei glutei ed è provvista di portacoda. In tal modo il basto risulta fissato stabilmente sulla groppa del mulo e ciò evita che l’andatura possa provocare delle frizioni sulla cute che causano fiaccature.
    Mollare il pettorale e contemporaneamente tirare la braca significa fare in modo che il basto, durante una discesa, non scivoli verso la base del collo del quadrupede rendendo difficoltoso il movimento e mantenendo il carico nella sua corretta posizione.
    Mollare il pettorale e tirare la braca era quindi l’ordine che veniva impartito ai conducenti quando il mulo con il suo carico iniziava una discesa, scollinando verso valle.
    Per l’autore il congedo dei muli dalle truppe di montagna rappresenta la fine di un’epopea fatta di scavalcamenti, neve, ghiaccio, sole accecante e, soprattutto, fatica.
    Tutte cose vissute e condivise tra il mulo e l’uomo, che fosse un soldato o un margaro: poco importa.
    In questo libro viene descritto ogni aspetto della vita di questo quadrupede con le stellette, dall’addestramento sino al suo definitivo pensionamento dall’Esercito, vissuto non senza amarezza da parte di coloro che gli sono stati accanto in mille avventure.

    di Piervittorio Stefanone

    20,00
  • Il ritratto di madama

    0 di 5

    Negli scantinati di Palazzo Madama a Torino un inquietante mistero: tenta di risolverlo una
    giornalista, ma non è la sola.

    di Gim Anselmetti

    15,00
  • Il rosario del tempo

    0 di 5

    Evocare, lasciare parlare, dispiegare immagini, scolpire con la forza della parola

    di Giuliana Cordero

    12,00